TOP GUN: MAVERICK/ Un emozionante film anti-gravitazionale contro gli errori del passato

Top Gun Maverick: un film sulla forza dell’accelerazione in negativo per centrare l’obiettivo

L’accelerazione di un F14 in negativo staglia l’alba tersa di una seconda possibilità in “Top Gun: Maverick” (regia di Joseph Kosinski), trent’anni dopo il primo film. Ma si può scommettere contro la gravità per centrare l’obiettivo? Con questa domanda viene convocato dalla Marina degli Stati Uniti il protagonista (Tom Cruise). Con i corti capelli corvini sferzati dal vento, occhiali da sole, sfreccia in moto e risponde all’appello, tornando a Miramar, la base militare dove venne girato il primo film di Top Gun. Ma la ripresa di questa scena dal primo film sottintende molto di più di un semplice sequel: vi è un parallelismo tra il suddetto del 1986 e il e quello del 2022 che si evolve in una fusione tra la vita, il lavoro e la passione del protagonista per il volo rovesciato a supersonica velocità anti-gravità.

Top Gun: Maverick diviso tra identità e senso di colpa per una missione altamente pericolosa

Pilota di caccia pluridecorato, infatti, Pete Maverick Mitchell si ferma al grado di Capitano: secondo i suoi superiori per rimediare ai suoi “errori di insubordinazione” e perché ormai le nuove tecnologie stanno superando piloti come lui; per lui stesso invece è quello il suo posto, celando nel suo sguardo, dritto di fronte a loro, un dissidio interno tra identità e senso di colpa. Che ci sia, in realtà, dietro le quinte un gregario “angelo custode” (detto wingman) o Glenn Powell (soprannominato hangman o impiccato, interpretato da Jake Seresin) si ordisce comunque il punto d’incontro tra la sua “arroganza” e la Marina, assumendo una nuova e curiosa veste….quella di insegnante. I suoi ‘allievi’ infatti saranno giovani Top Gun selezionati come i migliori per una missione altamente rischiosa, contro una base nucleare russa nemica, situata in una gola montuosa profonda, la cui attivazione non era stata autorizzata.

Top Gun: Maverick e il suo rapporto con il figlio dell’amico deceduto “Goose”

Tra di loro c’è Lt. Bradley Bradshaw (Miles Teller), il figlio del suo defunto amico, ufficiale addetto all’intercettazione radar Lt Nick Bradshaw, alias “Goose”, il vecchio amico del protagonista, morto in addestramento, durante un’ardita manovra ad avvitamento di caccia in volo insieme a Maverick: l’unico dei due che è sopravvissuto. Il suddetto incontro farà emergere, tra continui scambi di inquadrature su sguardi tesi e parole non dette, un conto in sospeso del Capitano con le sue paure più profonde. Per debellarlo, lo spirito di gruppo, di amicizia, di fratellanza e di lealtà, avrebbero dovuto spingersi fin nelle più basse altezze mai raggiunte prima per schivare i nemici, sfidarsi oltre ogni limite, personale e professionale, e buttare nel cestino un grosso manuale di regole e componenti meccanici di un F/A-18s, imparati a menadito, a favore del “Non pensare. agisci: lassù, se pensi sei morto” a detta di un Maverick in volo sopra un F14 di fortuna.

Top Gun: Maverick e il ricordo di Iceman da suo ex avversario ad “ammiraglia” e onorevole fonte d’ispirazione

Cosi facendo, infatti, Maverick in questo bellissimo film, tra il classico e il moderno che raggiunge in alcuni punti l’epicità, fa ritrovare sia i protagonisti, sia lo stesso spettatore, nel cuore di una sfida che taglia il vento e sfonda lo schermo in 2 minuti e 15 secondi per riuscire a “lasciare andare” e onorare nel modo migliore la memoria di Iceman (Val Kilmer): da vero e unico pilota specializzato in una missione mai vissuta prima, Maverick, come il suo suddetto precedente nemico poi diventato sua “ammiraglia” fonte d’ispirazione, nonostante il dolore e la sofferenza, vola,  anche grazie all’aiuto della figlia del maggiore Penny Benjamin (Jennifer Connelly), combattendo per i “suoi ragazzi” e amplia gli orizzonti lungo tutto un intreccio fatto di redenzione, amicizia, sacrificio, sulle note di “Hold My Hand” di Lady Gaga, per se stesso e per il figlio di Bradshaw, a dispetto del costo dei suoi errori passati, della “manovra del cobra” e della “montagna della morte”.