IL DIRITTO DI CONTARE/La dignità stellare, storica e cinematografica di tre donne di colore

Un talento precoce per la matematica diventerà capacità di andare oltre i numeri nella storia vera delle tre donne afro-americane che per prime lavorarono alla Nasa, mettendo le basi per uno slancio in orbita completo e di uguaglianza nella civiltà, premonitore dello sbarco americano sulla Luna del 1969. La rapidità mentale di Katherine Johnson (Taraji P Henson), in particolare, raccontata nel film intitolato “Il diritto di contare” (regia di Theodore Melfi), grazie al gessetto per scrivere alla lavagna, all’inizio in un istituto superiore per neri nel 1926, poi durante il lavoro di elaborazione calcoli per la messa in orbita dell’astronauta Alan Sheppard e l’individuazione del punto di soglia per il ritorno a casa dallo spazio di John Glenn (Glen Powell), durante le missioni Apollo nel 1961 in competizione con l’Unione Sovietica, permetterà alla donna di non fermarsi soltanto di fronte ad un’incognita o ad un’espressione algebrica complessa, ma di visualizzarla e districarla completamente, snocciolando quasi naturalmente il suo ragionamento tra molteplici parentesi e cifre decimali e inquadrando il risultato finale, prima di fronte ad una classe poi, molti anni dopo, davanti alla massa di “colletti bianchi” dell’agenzia aerospaziale statunitense. Vedere oltre, per lei dunque, non significava solo scorgere, sfruttando il riverbero della luce, i dati nascosti dalle sottolineature nere del suo collega Paul Stafford (Jim Parsons), il quale non accettava molto facilmente che i suoi calcoli venissero messi in discussione da una scienziata di colore, anche se molto intelligente, ma come chiave per lo svelamento dello spazio stellare, trasformando la pura testimonianza del documentario storico, in un’incredibile apertura mentale e umana, parallela alla scoperta scientifica, per il raggiungimento di un obiettivo comune. La genialità di Katherine dunque, con una sorta di ironica ma ferma determinazione, aveva superato la mancata autorizzazione per donne di colore di partecipare alle riunioni dei responsabili della Nasa e i preconcetti razziali come normale amministrazione dell’epoca, diventando fonte d’ispirazione per le altre due grandi amiche di colore: Mary Jackson (Janelle Monàe), la prima donna nera, nel corso del nascente movimento per i diritti civili, a frequentare un corso di specializzazione in un liceo esclusivo per soli bianchi con lo scopo di diventare ingegnere, superando un un’udienza pubblica di tribunale per l’ammissione, e Dorothy Vaughn (Octavia Spencer) la responsabile di altre matematiche di colore facenti parte dell’isolato reparto calcoli West Computing: insieme, tutte loro, avrebbero dovuto far funzionare il primo, sofisticato programma informatico, chiamato MPR, che permise all’America l’elaborazione automatica di complessi dati e di 24.000 calcoli matematici al secondo, fattore imprescindibile per poter andare in orbita nei giusti tempi. Anche per la lungimiranza dimostrata dal principale (Kevin Costner), in questo film molto importante e bellissimo da vedere, tratto dal libro di Margot Lee Shatterly, Katherine e le altre protagoniste di colore mai considerate prima, diventeranno, in un crescendo musicale e personale degli anni 60, il simbolo di una nuova prospettiva matematica che, ricordando un vecchio postulato di Eulero, si trasformerà in piena conquista della propria dignità e libertà storica, non perché indossino delle gonne, ma grazie ad un meraviglioso paio di occhiali!.